Deserti Affollati: Tragitto Libia-Italia, viaggio della morte

Vi riproponiamo il testo di DESERTI AFFOLLATI, pezzo del 2009 degli Occhi Pesti, che dopo l’ennesima tragedia (definita ‘ecatombe’) nel Mare Meditteraneo diventa sempre più attuale. Ascoltate la traccia, e dopo vorrei fare una riflessione meno demagogica che si può:

carcere mani
Tragitto Libia – Italia
da inferno a inferno
(Tragitto Libia-Italia da inferno a inferno…)
mucchi di esseri umani
sotto il destino di un’onda
sotto i venti della disperazione
i pianti, i lamenti e le speranze
cercano un rifugio nel buio
e l’aguzzino sorride
cercano soltanto qualcosa di meglio
che morire
ma nel momento in cui si tocca terra
saranno accolti, raccolti, rinchiusi
rinchiusi!
ospiti nuovi di gabbie mai vuote
dove la violenza è la logica
ospiti nuovi di gabbie mai vuote
dove la violenza è la logica
il cibo qui ha il sapore di un pugno
e tutto fa parte di un solo disegno
spegnere il sentimento
e azzerare la lucidità
soffocare i loro sogni
vedere affondare gli artigli
si consuma la tragedia
l’ennesimo uomo sfruttato, umiliato
e poi trovato
morto

Ragionare per categorie di norma non porta da nessuna parte,ma..

Eppure esiste l”immigrato”, che arriva via mare dalle coste africane,in particolare libiche. Ed è per forza di cose l”immigrato clandestino”, dato che non vi è, ad oggi, una via legale per arrivare in Europa attraverso la penisola italica, nemmeno previa legittima richiesta di asilo politico, per poter diventare da cittadino africano o medio-orientale in fuga un “rifugiato”.

Essi, gli immigrati clandestini via mare,si rifugiano nel primo paese più vicino e disponibile, il nostro ( che per la Convenzione di Ginevra aggiornata nel 1949 da vari paesi ,tra cui l’Italia,sono vittime di guerre in fuga che devono essere soccorse ed assistite giuridicamente).

Si rifugiano qui, arrivano da vivi o da morti con l’illusione di una porzione di vita migliore, mentre invece spetterà loro altro sfruttamento, altra frustrazione, altra impotenza, altra incomprensione ed altra avversione. In una situazione economica critica come quella attuale il sottoproletariato italiano si sentirà in “concorrenza” con nuovi sottoproletari da fuori, per via delle scarse risorse: è la famigerata ‘guerra tra poveri’, trappola letale per chi non ha strumenti(culturali) di difesa.

L’unico messaggio che voglio mandare ora è di rispetto per tutti i soccorritori improvvisati siciliani ,soprattutto quelli non istituzionali come i pescatori che con i loro pescherecci si spingono al largo alla ricerca di superstiti anzichè cadaveri galleggianti, forse alla ricerca del senso della vita umana, spinti oltre che dalle onde e dal vento dal loro lodevole spirito di abnegazione assoluto. Loro sì, che sono uomini di mare possono comprendere la violenza del viaggio della morte in mare, la bestialità del mare ( che non è quello limpido e tiepido che conoscono i bagnanti turisti in Sicilia: è il mare delle correnti di sangue? delle correnti sorde che hanno inglobato il respiro soffocato di centinaia -ormai migliaia-di esalazioni della morte per annegamento. Immaginarsela , la morte per annegamento…è roba che ci mette duramente alla prova e che ci costringe a pensare ostinatamente al senso delle loro non più vite e al senso della nostra : chi lo sta facendo di nuovo ,in questi giorni di inarrestabile morte in mare ,potrà iniziare un percorso di coscienza di sè, coscienza dell’essere Uomini.

Contro tutte le speculazioni politiche sui naufragi dei migranti ! Sporchi Sciacalli ! Dovreste voi emigrare dal vostro paese ,e se siete italici via dall’ italia allora: immigrati, non lasciateci soli con questi italiani!

 

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