Mini-Intervista a : FLYING DISK

In vista dell’ uscita imminente di ‘Urgency’,  secondo full-length dei fossanesi FLYING DISK vi proponiamo una minintervista delle nostre ,ovvero 4 domandine, alle quali i ragazzi rispondono in tempo zero, con l’urgenza propria di chi sta per esplodere e partire per un tour promozionale. Ho ascoltato questo disco (che esce materialmente il 27 novembre), e subito avverto il richiamo ai newyorkesi Quicksand , band post-HC  primi anni 90(post YouthOfToday e GorillaBiscuits) ,di cui sono appassionato da sempre. Linee più dritte con un suono pulito e raffinato (ma anche graffiante) , un basso monumentale che impone severità…un disco davvero ben suonato . Sebbene l’uso dell’inglese internazionale non mi faccia mai impazzire, riconosco che con questo cantato ci si sprovincializza alquanto da Fossano, incarnando sempre più la dicitura ‘Fossangeles’.

1)Tadca :Ciao ragazzi , qual è la somma dei vostri anni oggi( siamo a fine 2018)? Ve lo chiedo come prima domandina poichè ho qui tra le mani la vostra demo, e non ricordo di che anno è, non c’è scritto. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, mi ricordo dei primi concertini al Dopolavoro Fs… una crescita incredibile,grazie anche ad una densità di live in giro da fare venire l’esaurimento, avete avuto anche un cambio di line-up…

FlyingDisk: siamo tre ragazzi di 27, 24 e 21 anni. La prima demo è uscita nel 2013, poi nel 2016 c’è stato un cambio di formazione ed Enrico è entrato a far parte della band come batterista. Da allora è passato parecchio tempo e forse solo negli ultimi anni abbiamo veramente capito cosa volessimo tirare fuori dalla nostra musica.

2)Tadca :”Urgency” : raccontatemi innanzitutto del titolo, poi dei testi in inglese,
del suono, del tempo speso, di quello che vi va a riguardo della produzione dello stesso. Soddisfatti?

F.D.: il disco si chiama così perché “l’urgenza” è un qualcosa che si può sentire in tutti i pezzi. Lo scorso disco era complesso e pieno di parti articolate, storte, questo invece vuole essere più “dritto al punto”. Ho deciso di continuare a scrivere i testi in inglese perché per me è più facile esprimermi cosi, anche se questo mi è costato un grande sforzo in quanto uscito dalle scuole superiori non lo sapevo proprio parlare e ho dovuto impararlo da autodidatta. Ho comunque provato a scrivere testi in italiano, ma ho capito che la cosa non fa per me. Sono cresciuto con band americane e questo ha avuto una grande influenza sulla mia formazione musicale. Il suono del disco è per lo più quello che ci immaginavamo, lo abbiamo registrato nella nostra sala prove/studio con Francesco Martinat (chitarra e voce dei John Holland Experience, altro gruppo di cui faccio parte) che da sempre ci aiuta e si mette in gioco per noi. Ci abbiamo messo 4 anni dallo scorso disco, molti pezzi sono partiti da riff che già ai tempi avevo in testa, che però si discostavano troppo dalla linea che aveva preso il gruppo al tempo. Quando è arrivato Enrico invece, siamo riusciti a riprenderli e sistemarli e cosi è iniziato il nuovo disco. Ci sono voluti tre mesi per realizzare le registrazioni di “Urgency”, perché volevamo curare ogni minimo dettaglio dopo l’esperienza un po’ deludente del primo disco, da cui abbiamo imparato molto.

3)Tadca :Ho notato subito una canzone molto familiare , ovvero “3 heavy ways” (pezzo presente sulla nostra compilation quinquennale ‘TadcaRecordsMusicalCircus’ ) , che ora è stata perfezionata e raffinata, tanto da subire il rinnovo anche del titolo…

F.D.: “3 Heavy Ways” è stata scritta nel periodo dove cercavamo sempre di fare cose storte, complicate, aggressive. Appena è arrivato Enrico abbiamo deciso di rivisitarlo per adattarlo al suo modo di suonare ispirato al mondo Punk e Hardcore. Da questa rivisitazione è venuta fuori “Dirty Sky”, il cui testo rimane molto fedele all’originale.

4)Tadca :Chiedo sempre qualcosa su progetti futuri , immediati o meno…ma qui si alza il tiro: qual è la vostra massima aspirazione come gruppo ?

F.D.: Il nostro obiettivo è quello di comunicare alle persone le nostre idee in maniera originale, senza rifarci ad altri gruppi. Vogliamo suonare quello che ci piace e ci fa stare bene, senza seguire la moda del momento o rientrare in un genere specifico. I concerti per fortuna non ci sono mai mancati che oltre a girare tutta l’Italia, ci hanno portato anche a suonare all’estero. Quello che spero è di riuscire a lasciare un messaggio a chi verrà dopo di noi. Sia io sia Luca facciamo parte da parecchi anni del Freak Out!, un’associazione di giovani che si occupa di organizzare concerti ed eventi e, anche se Fossano è solo una piccola realtà, mi auguro che qualcuno dopo di noi prenda in mano quello che abbiamo fatto in questi anni e lo porti avanti seguendo la nostra filosofia, DIY e musica fatta con il cuore. 

 

Mini-Intervista a : FUKUOKA

Torniamo con una mini-intervista alla Tadcamaniera, per cui ora tocca ovviamente ai FUKUOKA , una delle più grandi promesse HC tupa-tupate della Granda, sicuramente, ma mi spingerei anche oltre, se non fosse che poi sembra sempre tutto così dannosamente pomposo e fastidioso…quindi, lasciamo stare le cose genuine così come sono. Ecco le 5 domandone ,e relative risposte dei 4 bravi ragazzi dell’ hc targato CN.

1)Tadca: Ciao Fukuoka, la primissima domandina è ovviamente sull’etimo del nome del gruppo, e del perchè abbandonaste il Grande Freddo…

Fukuoka: Ciao a tutti e grazie di quest’intervista! Beh la scelta del nome fu un vero calvario. Abbandonammo l’idea de Il Grande Freddo dopo che Nakai (chitarra) espresse il suo diniego definitivo. Riflettemmo sulla cosa perché quel nome ci piaceva tantissimo, ma infine optammo per riaprire la questione. Alla fine, esausti ormai dalle infinite discussioni, accogliemmo la proposta di Paul (voce): Fukuoka! Fummo affascinati dalle idee rivoluzionarie di Masanobu Fukuoka, il biologo/filosofo giapponese. Ringraziamo tra l’altro Erika Ghibaudo per la grafica fichissima!

2)Tadca: Siamo invasi dal genere “post-qualcosa” nella scena, avete notato?Post-punk, Post-rock, Post-hardcore…significa che le categorie di genere sono state tutte assegnate tra ’60 e ’90 o che l’ardua etichetta verrà attribuita dai posteri? Ha senso per voi tutto questo sub-etichettare,tra l’altro?

Fukuoka: Pensiamo che i grandi movimenti musicali siano terminati nei ‘90, perlomeno a livello mainstream non si è visto nulla di nuovo. Già questa tendenza a etichettare qualsiasi cosa non è il massimo della vita, figuriamoci sub-etichettare!

3)Tadca: Avete un ottimo impatto sul pubblico perchè a mio avviso ,oltre ad avere tutti estrema confidenza con gli strumenti, avete un frontman non-plus-ultra! Genesi della band

Fukuoka: La cosa simpatica è che Paul entrò per ultimo nella band e non neghiamo di aver avuto dei seri dubbi prima di vederlo in azione… Insomma, lo stereotipo del front-man hardcore è quello di un duro muscoloso, sempre pronto a spaccare le ossa a qualcuno. Paul è alto un metro e settanta, arriva dal reggae e fa il dj… Tu l’avresti fatto provare? Noi no. Ora ruba la scena a tutti durante gli show, è costantemente accerchiato da groupies e i complimenti se li becca sempre lui. L’ennesima dimostrazione che il pregiudizio è la peggiore invenzione dell’uomo.

Per il resto, la band nacque dopo una chiacchierata fra gli altri tre. Damiano (basso) e Dmax (batteria) avevano fatto parte dei Balaclava Helmet, band hardcore che girava parecchio qualche anno fa, mentre Nakai usciva dall’esperienza metal-grunge con i Triozepam. L’intesa fu immediata, e dopo qualche giorno arrivò la prima intensissima prova. Primo pezzo suonato insieme: Linoleum dei NOFX, abbandonato immediatamente per produrre da subito materiale nostro.

4)Tadca: Dato che voi -mi riallaccio alla domanda 2- siete da considerare degli”anacronistici” , quali sono gli ascolti che hanno più arricchito ed influenzato la vostra formazione musicale? Post-nu-metal ne ascoltate??

Fukuoka: Le nostre influenze sono varie e non necessariamente legate al genere che suoniamo, che comunque rimane il nostro saldo punto d’incontro. Nakai arriva dal grunge e come avrete capito, Paul ha una cultura musicale a 360 gradi. Damiano oltre ad ascoltare parecchia roba pesante, coltiva anche una passione per l’elettronica. DMax invece, è un vero cultore del punk-hardcore italiano e internazionale.

5)Tadca: Sbanderiamo finalmente ,urbi et orbi, le vostre intenzioni in merito a presente ed immediato futuro: bolle mica qualcosa in pentola?

Fukuoka: In pentola bolle un bel disco! Per le prese ci siamo affidati all’amico Elia de La Macabra Moka e siamo molto contenti per quello che sta uscendo fuori. Le registrazioni sono state impegnative perché DMax ha deciso di registrare le parti di batteria a una velocità assurda! Contiamo di farlo uscire entro marzo 2018 se tutto va come deve e ovviamente ,Tadca boys, sarete fra i primi ad ascoltarlo!

 

Mini-Intervista a : APE UNIT (back from U.s.a./Mexico)

Ciao Tadca fedeli , in anticipo rispetto al sifone di agosto vi (al) lego la MINI INTERVISTA alla squad ‘APE UNIT’ ,appena di ritorno dal tour americano 2017 ( 16 date!). 4 domande ampie e rispettive risposte complete di sensazioni a caldo nonchè di giudizi elaborati ad opera del frontman Mariano Somà, che ringrazio per la celere risposta!

1)TADCA: Partiamo dall’aspetto tecnico-logistico! Houston, poi ogni sera un live a centinaia di chilometri dal precedente(anche in Messico)…dormivate negli aeroporti ?

1)APE UNIT :Avessimo dormito negli aeroporti, saremmo stati da puciu: in verità il tour è stata una vera zingarata, una scorribanda post-hippy dallo spirito punk, ad opera di cinque barotti sulla trentina della Granda. Brian Chamblee, chitarrista dei texani Chest Pain, ci ha affittato il suo furgone (uno sgarrupato ma quantomai onorevole Ford in grado di fare il proprio dovere, malgrado una serie di limiti) per permetterci di poterci muovere in autonomia fra una città e l’altra. Potrei riassumere il tour così: sveglia, 6-10 ore di vita e bivacco sulla furga, pause cibo e pipì nel cuore del deserto a 45° di media, arrivo al locale, concerto, party, dormire dove la Provvidenza ci avrebbe voluto accogliere. Tra l’altro, una cosa veramente figa che mi è rimasta nel cuore è l’accoglienza e l’umanità del pubblico: non abbiamo speso un solo dollaro per dormire; ogni volta, spontaneamente, qualche ragazza o ragazzo presente ai nostri live ci chiedeva se avessimo un posto in cui passare la notte e, senza che chiedessimo nulla, ci offriva la propria casa. La cosa mi ha lasciato positivamente basito e umanamente colpito: da quelle parti i tour dei gruppi underground non sono eccezioni, ma all’ordine del giorno – ogni città è gigantesca ed è normalissimo che, anche solo all’interno dello stesso ambito musicale, in una stessa sera, vi siano più locali che presentano concerti di band dalle più disparate provenienze – e in molti ragazzi c’è una forma mentis d’accoglienza e d’aiuto decisamente diversa da quella delle nostre parti.

2)TADCA: Diteci qual è stata la migliore data e perchè, o anzi le 3 preferite da voi e dal pubblico…un aneddoto?

2)APE UNIT : Un altro aspetto per cui spezzo una lancia per gli USA – per quanto, non voglio essere retorico, sappiamo tutti, da europei, quali invece ne siano i limiti e le problematiche – è la ‘tradizione’ dei cosiddetti houseshows: esatto, il concerto nel salotto in casa. Quaranta fenomeni pressati fra giardinetto e living room, sudati, a pogare come se non ci fosse un domani, mentre le band di turno fanno il loro, vicino al comodino col vaso di fiori e la foto di uncle Bob quando era in Vietnam. Zero vicini che protestano, zero sbirri che passano, zero burocrazia da rispettare; sempre divertimento, ovviamente, nel rispetto del prossimo e di tutta la neighbourhood. Ho toccato questo argomento perché, benché avessimo diverse date nei classici club, il meglio l’abbiamo dato sempre nei contesti più familiari, in particolare in questi houseshows; sicuramente due si giocano la palma del migliore, Victorville, città a un paio di ore di Los Angeles (California), e Flagstaff, a due passi dal Gran Canyon, in Arizona – due situazioni sudate, intense, appassionate (forse Flagstaff vince un po’ di più per taluni abusi di cui abbiamo potuto godere, ehehe!). Al terzo posto, lascerei un pari-merito generale con tutti gli altri live: nella media, fra alti e bassi, stanchezza, poca confidenza con la strumentazione affittata, timidezza, emozione, etc. ce la siamo sempre e comunque cavata.

Quindi vorresti anche un aneddoto? Ma uno solo! Per non tediarvi mi lancerò con un elenco, cosa che fa molto figo nei blog oggigiorno:

1- Phoenix, AZ: la casa del pazzo che registra gruppi crust alle 4 del mattino e ha una “stanza del piacere” vicino alla cucina che farebbe invidia al Marchese De Sade;

2- Saguaro National Park, AZ: Steve e la tarantola;

3- Los Angeles, CA: Shirley e Dennis, la coppia più bella e gentile del mondo – siamo ancora in imbarazzo per le troppe volte in cui ci hanno ospitato e coccolato nelle nostre date californiane;

4- Tijuana, MX: qualcuno si ricorda qualcosa di quella data? Il giorno dopo il concerto, uno dei nostri accompagnatori ha trovato uno scarrafone cotto nel riso che aveva ordinato nel ristorante in cui stavamo mangiando. La cameriera non ha detto nulla, ma ha reagito con un’espressione del tipo “Chiedo scusa, adesso ne metto uno anche nel piatto dei tuoi amici!”…

5- Scoprire che la musica folk messicana è identica al liscio di Raoul Casadei ma con le lyrics in spagnolo – non scherzo: https://www.youtube.com/watch?v=VqoCk_mTdTs

6- Dallas, TX: l’ospitalità, la dolcezza, i gatti molesti e il bagno improbabile di una crustie tanto carina, ma abbastanza girl power da non depilarsi MAI;

7- San Antonio, TX: la prima domanda che ci ha fatto il primo musicista locale che abbiamo conosciuto, la cantante della punk band in apertura, è stata: “So, you guys are anarchists?”. Un bel modo per rompere il ghiaccio; vista la mia natura sociopatico, potrei usarla anch’io… Ah, la sera stessa è venuto, a sorpresa, a trovarci un vip del calibro di Kevin Talley e mi ha pure fatto il solletico mentre cercavo una t-shirt commemorativa del tour per lui.

8- Crockett County, TX: perquisa degli sbirri, che hanno circondato il furgone con tre volanti. ‘Sti redneck in divisa non avevano mai visto dei non-americani: erano in imbarazzo davanti a passaporti e patenti internazionali di guida, ci hanno classificati come ispanoamericani (nonostante i passaporti dicessero ‘Italia’ ovunque; per non citare il fatto che alcuni di noi hanno i capelli piuttosto chiari e gli occhi azzurri… True Mexican, insomma!) nel loro verbale e temevano fossimo minacce all’ordine mondiale. All Cops Are Bastards, a qualunque latitudine.

3)TADCA: Immaginario collettivo: la metropoli americana è quello che ci si aspetta dai telefilms? Biochetasi post junk food overdose ne avevate in valigia? (avevate la valigia?)

3) A.U. : Effettivamente film e telefilm, a livello di iconografia statunitense, dicono un buon 75% di quello che si vede una volta sul posto, benché, comunque, la vita reale e l’esperienza aggiungano qualcosa di più: là le metropoli e le città intese come enormi agglomerati per fornire servizi E BASTA (zero cultura, zero musei, zero riferimenti paesaggistici storici) hanno senso d’esistere, per il fatto che, fra una città e l’altra, talora c’è il nulla (neanche un guardrail) anche per per 4-5 ore di viaggio, quindi l’ammassamento di beni per un’overdose di civilizzazione è una necessità reale. Una cosa che distrugge la salute più del junk food – so che per noi italiani è blasfemia, ma, oh, le cose chimiche son fatte così chimicamente ad arte da essere veramente buone! – è l’aria condizionata: abbiamo passato due settimane abbondanti nel deserto, fra i 40° e i 50° pressoché costanti; appena si andava in un locale al chiuso – dal baretto della stazione di servizio, all’ufficio postale, al cesso pubblico, alla casa privata, al locale in cui suonare –  trionfava l’aria condizionata. E negli USA se non metti l’aria condizionata in modalità Polo Sud il 24 dicembre sei una mezza sega. Sicché cagotto, mucose nasali dure e gialle come pepite d’oro, mal di testa e raffreddori e tossi cavalline fuori stagione sono stati i nostri peggiori nemici. Per fortuna Umbi, il nostro bassista, aveva abbastanza medicine dietro da salvare il 50% dei bambini dell’Africa e siamo ritornati a casa meno malconci di quanto credessimo, nonostante qualche piccolo imprevisto.

4)TADCA: Ultima domandina riassuntiva: le aspettative su questo tour oltreoceano: esaudite?  (4bis:  Ndo’ sta Gabicce Mare?) Grazie per la disponibilità, a presto!

A.U. : Sebbene due di noi (Los, uno dei chitarristi, e il sottoscritto, Mariano, voce) avessero già avuto un’esperienza di un tour statunitense nel 2010, con un’altra band e un contesto di scena e musica totalmente differente, l’approccio a questa situazione era una novità per tutti. Certo, talune dinamiche legate alla cultura locale erano pressoché le stesse e erano invariate, per quanto facesse sempre un certo effetto vederle ‘sul campo’; dal punto di vista delle soddisfazioni musicali, confesso di essere andato senza aspettarmi nulla di speciale, giacché volevo semplicemente godermi l’unicità dell’esperienza e trovare il modo di fare al meglio la mia parte sul palco, malgrado le difficoltà che ci sarebbero state. Beh. Col senno di poi, sono felicissimo: abbiamo ricevuto un sostegno, un appoggio e una risposta come non mai; non voglio sembrare il banfone-piscialungo-che se la tira della situazione, ma, anche nelle date più scacce, con meno gente, vendevamo di più, rispetto a una data ‘ben riuscita’ in Italia. Ritorniamo con una bella lezione d’attitudine e d’umiltà: spesso ci facciamo un sacco di paranoie, quando dobbiamo invitare band da fuori (regione, paese, nazione, continente), quando invece basterebbero il sostegno, l’entusiasmo e la voglia di fare. Le date migliori sono uscite nei posti più ‘umili’ e all’apparenza meno interessanti, nei quali, però, l’umanità brillava nei suoi aspetti migliori.

Mi auguro di cuore di poter ritornare da quelle parti e sento di augurare a tutte le band che conosco di poter fare un’esperienza simile, giacché, perdonatemi la retorica, le parole non bastano per descrivere un contesto così unico.

Redondo Beach is the new Spotorno!

Grazie Mariano, e a presto!

Mini-Intervista a : QUDRETA

Ecco a voi ,la mini-intervista ritorna dopo pochi mesi da quella per ‘TuboCatodico’ dei La MacabraMoka.

Ora è il momento di una  band che in qualche modo è loro legata carnalmente: i QUDRETA, anche qui siamo a Cuneo, anche qui grosse casse per subvufare grossi decibel , per districare ,con leggerezza, grossi impianti compositivi. Bando all’incipit!

>>>> Vi presento i Qudreta, nuovissima formazione trio di Cuneo e dintorni.
Chiediamo loro cosa fanno,come e perchè .

TADCA)Ciao raga, allora la prima domanda non può che essere riguardo al nome
della band…

QUDRETA)Ciao Alan e ciao TADCA.

Avete presente quando siete ad un passo dall’impazzire per trovare un nome che possa essere giusto per il contesto ,  aver senso,  piacevole da sentire , facile da sbagliare ma che alla fine vi rimanga in testa ?

Bene , tutto nasce da lì , dalla parola e definizione di “resilienza” che è la capacità di una persona di adattarsi al cambiamento dopo un trauma, adottando efficaci strategie di sopravvivenza.

Una serie di miserabili eventi ha portato a questa parola..

“Resilienza”, però, non suonava proprio bene come nome di una band e quindi è ripartito il brainstorming e, per quanto non ci avvaliamo e non vogliamo appartenere a nessun tipo di connessione o concetto politico, abbiamo pensato di tradurlo in qualche lingua diversa dall’italiano.. e cosa abbiamo scelto ? Il Curdo !!!

Questa lingua è usata da una minoranza che lotta da decine di anni per ottenere uno stato indipendente o perlomeno autonomo, che cerca di liberarsi da guerre e oppressori, costruendo un’alternativa che mette al centro di ogni suo agire il protagonismo delle donne nella vita politica e sociale contro al patriarcato.

Noi con il nostro approccio musicale cerchiamo di dare voce a quelle piccole realtà di cui facciamo parte cercando di trasmettere la forza della resilienza in ogni nostra canzone, qualche volta usando la musica, qualche volta aiutandoci con dei testi che descrivono frammenti di vita dove la “resilienza” è stata indispensabile.

E allora…

Wualà , scopriamo che resilienza in curdo si dice QUDRETA… tutti i pianeti  in quel momento si sono allineati perché era il nome giusto per tutto e per il nostro cambiamento, la nostra resilienza continua…

Scusate se vi abbiamo annoiato ma così per una volta abbiamo avuto lo spazio dove spiegarlo per bene.. hhahahaha
T)E’ in imminente uscita il vostro disco-dimostrazione, ossia demo-cd, (E’USCITO!!! n.d.r!)
cosa avete inserito al suo interno? Intendo tutto il repertorio , o solo
una parte? Da quanto tempo suonate? (si’, questa è una 3 in 1…)

Q)Ebbene sì, abbiamo fatto la nostra presentazione disco-dimostrazione sabato 11 marzo alle Officine Corsare di Torino, serata organizzata dalla Scatti Vorticosi records che ringraziamo per tutto, come ringraziamo voi della TADCA RECORDS per questa intervista e per tutto quello che avete fatto per noi come la Vollmer industries e la Brigante records e tanti altri ancora…

Al suo interno abbiamo inserito 5 brani, che, al momento della registrazione, erano tutto il nostro repertorio.

I QUDRETA hanno avuto diverse variazioni e cambiamenti dei componenti del gruppo, grazie a Bià che è stato il fondatore della band si è arrivati a questa formazione attuale, dopo suoi numerosi sbattimenti nella ricerca di un giusto batterista e un giusto bassista.

Dopo svariate prove di batteristi e bassisti, si è trovato il batterista tramite un annuncio in internet, Josh il batteraio matto… tempo dopo sono subentrato io, Ciccio, il bassista…è stata resilienza anche questa ricerca?

Dal lontano gennaio del 2016 il power trio esiste.
T)Quali sono i gruppi che vi fanno alzare la frequenza cardiaca?

Q)I gruppi che ci hanno fatto arrivare qua?

MMMa, io personalmente, e mi presento sono Ciccio, son cresciuto con Zia Cristina D’avena e tutti i 33 e 45 giri dello zecchino d’oro…ecco perché poi sono passato al punk Italiano! Ma se devo dire chi mi ha portato qui, senza ombra di dubbio, sono i NOFX, per cui ho uno sfrenato amore, i Botch, i Converge (e non posso dirli tutti sapete poi come vanno a finire ste cose no?)

Tutta la scena cuneese, torinese e italiana che pullula di gente e gruppi veramente fighi che ti fanno venire voglia di suonare tutta la vita !!!

Per Bià, il nostro chitarrista, invece, scopro proprio adesso le sue influenze e sinceramente… sono Gigi D’alessio, Luna pop e Francesco Renga…vabbè!!!

Per il nostro batterista Josh, e qui direi che va decisamente meglio, sono i Tool, i Queen Of The Stone Age e i Breach.

 

T)La domanda sul futuro che verrà: progetti , ambizioni e aspettative in
modalità ‘random’…

Q)Guarda…per il futuro speriamo di suonare in qualsiasi posto d’Italia, in qualsiasi altro paese e sarebbe anche bellissimo a casa di chiunque voglia ospitarci, anche ad un matrimonio, conoscere gente, nuovi gruppi con cui dividere il palco e l’emozione del live, dal quale abbiamo una vera dipendenza!… non rinneghiamo neanche un live in autogrill !!!

Ma soprattutto continuare a fare quello che ci piace, continuare a scrivere nuovi brani, continuare la nostra resilienza.

Davvero siamo stra, stra carichi e vediamo cosa ci riserva il futuro.

Le ambizioni sono tante e le aspettative altrettanto.

Grazie di tutto baci e abbracci.

QUDRETA

T)Grazie! diffonderemo il verbo dei Qudreta, alla prossima!

 

 

 

 

 

*FRAMMENTI DI VITA* : Mini-Intervista a JOSH

dead elephant

Questa rubrica è rimasta sospesa per un pò, ma siamo lieti di riproporre ‘Frammenti Di Vita’, una mini-intervista ai protagonisti della musica underground nata e sviluppata in cantina,di gruppi spesso troppo sottovalutati( anche se non è questo il caso dei Dead Elephant…)

Eccoci con JOSH, pezzo da 90 di batterista trapiantato a Cuneo, che ha suonato e militato in diverse bande della scena locale, tuttora attivo con i BOSLOV, che partecipano con ‘Bipolar’ (terzo pezzo ) alla Tadca Compila (‘<Tadca Records Musical Circus>’), ma che han cambiato nome, e con questa mini-intervista si evindenzierà il perchè ,il percome e il perilquale.

Ciao Josh, ecco le domande millepiedi:

>TADCA: Presentati ,nome vero,nome d’arte(?),provenienza e ‘ruolo nella società’ . Cosa ti ha spinto(e da quanto) a buttarti su di uno strumento così matematico e grintoso come la batteria? (tra l’altro ho notato che picchi duro! in quanti e quali gruppi hai picchiato duro?)

>JOSH: Ciao Alan,

Prima di tutto volevo ringraziarti per avermi preso in considerazione in questo genere di intervista. Anticipo che nello scrivere non sono molto empatico, ma cercherò comunque di tirar fuori ciò che intendo dire nel modo più naturale e spontaneo.

In primis il mio nome è Giorgio ma oramai da diversi anni, mi si chiama Josh (soprannome coniato da Enrico dei Dead Elephant), le mie origini sono legate ad un piccolo paese della provincia di Lecco, sul lago di Como, ma per vicissitudini nelle quali mi sono ritrovato, ho vissuto in diverse parti d’Italia, sino a trovarmi a Torino (dove spero di rimanerci abbastanza a lungo).
Sin da piccolo ho evidenziato un approccio alla vita abbastanza nevrotico ed agitato, sicchè, dato che mio papà si era stancato di portarmi ogni giorno a farmi scagliare per ore ed ore sassi nel lago, un giorno mi ha acquistato una batteria un pò come anestetico a questo mio approccio. E da li tra un tira e molla è nato tutto. Come per ogni inizio, ho passato quasi tutta la mia adolescenza, quindi gli anni delle scuole medie/superiori, a suonare con diverse band, sino a quando per un motivo o per un altro ho deciso di abbandonare.
Il ritorno di fiamma c’è stato non appena (nel 2010) mi sono trasferito a Torino. Quasi casualmente ho ripreso a suonare, senza neanche crederci troppo, ma dopo aver sperimentato un pò di situazioni musicali, sono stato contattato su una sorta di social network musicale da Enrico (Elephant Man/Dead Elephant/The Turin Horse) per formare un duo chitarra baritona/batteria ed in seguito per entrare a far parte appunto nei Dead Elephant. Dopo uno scambio di e-mail abbastanza denso, e dopo aver ascoltato attentamente il suo percorso, mi sono proiettato in un contesto musicale che prima di allora mi era totalmente oscuro, contesto che mi ha permesso, di conoscere un modo diverso di approcciarmi alla batteria, sicuramente più personale. Un pò come fosse lo scalpello per un falegname, ovvero un mezzo per dire qualcosa di mio, in un modo viscerale ed incompromissorio. Io non mi sono mai considerato un musicista, nè tanto meno un artista. La ‘pacca’ che tu hai notato, deriva esclusivamente da questo mio approccio, legato molto di più allo sfogare questa mia attitudine nevrotica ed agitata, piuttosto che al dedicarmi nello sviluppare tecniche ‘astrofisiche’ che non mi sono mai appartenute (nè sarei in grado di sviluppare).
Ad ogni modo, questo contesto, mi ha permesso di entrare in contatto con la musica della Granda. Un’altra provincia sopita e a volte ‘velenosa’, dove però, a dispetto di realtà più grandi e dispersive, vi è una densità diversa, come fosse un’esigenza portare avanti un discorso del genere e non una posa autoreferenziata che è tipica di grandi città come Milano, Roma, o in termini minori anche Torino.

TADCA : Prospettive e ambizioni del progetto che portate avanti ora; perchè suonate quella musica( le etichette ti piacciono?), quali ispirazioni, quale futuro di tale scena ( di nicchia?di massa?di tutti/nessuno?)

JOSH : Conclusosi il rapporto musicale con Enrico e dopo un’esperienza con una band torinese con la quale ho suonato per circa un anno passando anche per l’ Olanda, ho sentito la necessità di recuperare quella parte dalla quale mi ero momentaneamente staccato.Stanco di varie situazioni, ho filtrato, su quel social network che vi ho accennato prima, per la provincia di Cuneo, in cerca appunto di una banda ‘diversa’. Così ho incontrato Bia ed Alex, all’epoca Dallashtalla poi con il mio ingresso divenuti Boslov, avevo la necessità di far parte anche io nel coniare il nome (prima d’ora non mi era mai successo). In seguito a percorsi ed attitudini differenti, Alex ha lasciato e poco dopo è subentrato Ciccio, e per lo stesso mio motivo, si è cambiato ulteriormente il nome in Qudreta (non è un mobiletto dell IKEA). Il nome tradotto significa resilienza, ovvero la capacità di un individuo, o di un gruppo di individui, di adattarsi a diverse situazioni, anche impreviste, che ci si trova a fronteggiare, e, senza dilungarmi troppo, per un motivo o per un altro, grazie ad esperienze differenti, è un concetto che riguarda tutti noi tre. Niente circa qualcosa di politico o religioso, per me sono due concetti che, in ambito musicale bisognerebbe abolire. Non si tratta di anarchia, ma di libertà di essere, senza avere alcun tipo di bandiera, con la sola esigenza di rimanere il più possibile coerenti con se stessi. (N.d.r: Segnatevelo questo nome , QUDRETA, lo risentirete presto, anche perchè al basso/cori c’è Cic cio degli Occhi Pesti !)
Mi viene difficile rispondere alle domande circa le ambizioni, ispirazioni e al tipo di ‘scena’ che si intende rappresentare o portare avanti. Non è ciò che più mi preme. La cosa più importante ora, è che siamo tutti e tre sul pezzo, e abbiamo tutti voglia di divertirci e di fare le cose in modo serio e genuino, ed ovviamente, senza alcun tipo di compromesso.

dead elephant2

TADCA : Prova a fare una lista di 5 bands e di 5 dischi fondamentali per la tua formazione dapprima musicale ma anche e soprattutto individuale, cioè personale, e se riesci a non fare torti a nessuno, prova ad ‘eleggere’ il migliore gruppo della scena cuneese contemporanea, per potenzialità o per esperienza già acquisita. Aggiungi un saluto o ringraziamento a chi vuoi tu, e la mini-intervista a domande millefoglie termina qui. (p.s. conoscevi già la Tadca records o altre realtà non mainstream locali?).

JOSH :Qui parlo di band relative ai loro album, quindi immagino che la domanda relativa alle 5 band ed ai 5 dischi possa fondersi in una sola. Se devo selezionare solo 5 dischi di sicuro sono presenti i Tool con Lateralus un disco totale che al tempo mi aveva impressionato non poco, Kollapse dei Breach, Songs for the deaf dei Queens of the stone age, Lowest shared descent dei Dead Elephant che praticamente mi ha introdotto ad un modo di vedere la musica totalmente a me estraneo sino a quel momento, e Relationship of command degli At the drive-in. Ma ce ne sarebbero molti altri che hanno avuto uguale influenza sulla mia vita ed evoluzione.
Per quanto riguarda i gruppi della provincia di Cuneo ad ora attivi mi piacciono molto La Macabra Moka, come anche La Teiera di Russel che ho visto settimana scorsa live qui a Torino, i The glad husbands, Lamalora. Ma in generale, tutto ciò che esce da questo calderone ha una densità a sè che ha qualcosa di potente, come spero saranno, a loro modo, i Qudreta.
Inoltre conoscere TADCA è stato parallelo all’entrare a far parte di questa scena cuneese, non la conoscevo, ma l’esperienza di registrazione nella saletta Pesta mi ha fatto conoscere persone strafighe che dimostrano visibilmente la passione, la dedizione e l’appartenenza a questo contesto così forte e prezioso di questo angolo remoto d’Italia.

Grazie ancora e ci si vede presto,

Josh

T: Ciao e stragrazie per il tempo dedicatoci!

per la tAdcA ,

Alan

 

Occhi Pesti “Oltre/Dentro” | il nuovo disco è arrivato!

Non c’è modo migliore di iniziare l’anno con un nuovo album!
Gli Occhi Pesti si rifanno discograficamente vivi e presentano Oltre/Dentro, anche questa volta in formato digipack CD e presto scaricabile online. (FOR ENGLISH VERSION slide down here, click on ‘Read More’, red icon )

album_cover_front+back_webAcquistare un CD, oggi, più che essere il modo per conoscere ed ascoltare un gruppo serve a dare un supporto al gruppo stesso o alle etichette che lo hanno pubblicato, questo ormai lo sanno anche i muri.
Quindi, se ci volete aiutare, sapete come fare.

Il 25 gennaio gli Occhi Pesti saranno di scena al Paso per la serata Hardcorenonsicomanda insieme ad altri gruppi fighissimi che rispondono al nome di Contrasto, Le Tormenta e Kalashnikov.

Realizzare un album, per me, per gli Occhi Pesti , e credo per una marea di altri gruppi di ogni genere ed ogni epoca, è un’esperienza molto intensa, divertente e travagliata allo stesso tempo; si vive di alti e bassi, sia per l’umore che per la creatività, si mescolano le vite di ogni membro – noi Pesti siamo in 5, anzi 6, perchè poco prima di iniziare a concepire il disco abbiamo cambiato bassista, visto che quello che avevamo si è convertito alle donne “made in China”! – e c’è la vita di tutte le persone che ci stanno vicino, c’è il bello di trovarsi ogni settimana in saletta e la difficoltà a volte di riuscirci, ci sono le aspirazioni di ognuno di noi, tipo a me piacerebbe riuscire a fare un tour, anche solo un mini-tour di qualche giorno, ma per ora niente…

Innanzitutto bisogna avere dei pezzi, per fare un disco. Noi siamo abbastanza lenti, partire da un giro di chitarra e arrivare al pezzo finito, tranne in pochissimi casi di ispirazione collettiva, richiede molto tempo e una serie di processi di confronto/scontro, di scelta e messa a punto dei giri, degli stacchi, della forma del pezzo che mettono a dura prova tutti noi, roba tosta, ma che quasi sempre dà i suoi frutti. Normalmente in tutto questo tempo Ale, nostro cantante, scrive e cancella varie volte il testo (alcune volte partendo da bozze portate da noi), si fa mille paranoie figlie del pessimismo cosmico che lo attanaglia, poi inizia a cantare e la magia è fatta, il testo spacca. Lui è il nostro fuoriclasse, genio e parecchia sregolatezza.

Arriva il momento della registrazione, e quello sì è una vera figata: 48 ore non stop concentrati per suonare, ma allo stesso tempo immersi in un clima di divertimento e appagamento musicale…il One Black Sock di Torino è veramente un bel posto per registrare, e Fajo, Massi e i loro aiutanti di turno sanno metterti a tuo agio per farti tirare fuori il meglio: provare per credere. Una volta registrato ci sono gli ascolti collettivi dei missaggi, c’è sempre qualcosa che non torna, che non suona come immaginavi avrebbe suonato, e io sinceramente spesso non ci capisco più un cazzo a forza di ascoltare i pezzi…in questa fase abbiamo anche deciso di escludere una traccia che era senza testo: anche così, strumentale, non era malvagia, ma abbiamo preferito così e tornerà utile per qualche progettino futuro.

Nel frattempo scatta la “lotta” per scegliere titolo e copertina dell’album, ognuno ha i suoi gusti ed è sempre un casino mettersi d’accordo…noi alla fine abbiamo scelto di sviluppare la grafica intorno al tema “Cascina Marquet”, che si trova vicino a Cuneo ed è il posto in cui abbiamo suonato per la prima volta, e per me era il primo concerto in assoluto, un sogno che si avverava all’età di 27 anni emmezzo, meglio tardi che mai. E sempre a Cascina Marquet abbiamo organizzato, due estati fa, il secondo TADCA FEST, due giorni di HC punk birra cibo divertimento che speriamo di poter riorganizzare al più presto.

La copertina e il booklet si presentano quindi come un assemblaggio dedicato sì, alla cascina di cui sopra, ma allo stesso tempo si è cercato di creare un nesso tra il titolo del disco, Oltre/Dentro, i testi delle canzoni e le immagini scattate da me e Ciccio, il nostro nuovo bassista.

Mi ha fatto piacere ricevere l’altro giorno il messaggio di un amico, di colui che aveva disegnato la bellissima copertina del nostro disco precedente, che mi diceva che, nella sua semplicità, la copertina del nuovo disco invogliava ad aprirlo per vedere cosa c’è dentro…mi auguro che anche ad altri venga questa curiosità.

Cosa c’è dentro? Posso solo anticiparvi che c’è una bellissima foto scattata da Marco Roasio durante il nostro concerto proprio a Cascina Marquet, e così il cerchio si chiude.

Vi risparmio il racconto delle ansie di dover approntare tutto nel migliore dei modi, vivendo gli ultimi giorni prima di spedire tutto con l’incubo costante di vedersi arrivare le copie del disco tutte sballate, o peggio ancora, di aprire il digipack, mettere il cd nell’autoradio e scoprire che non si sente niente!

Per fortuna nulla di ciò è capitato, siamo pieni di scatole di CD perfettamente funzionanti e abbiamo iniziato a spargerli in giro, perchè alla fine di tutto questa storia quello che conta maggiormente sono le canzoni, ed io dei nuovi pezzi degli Occhi Pesti sono soddisfatto, orgoglioso, contento.

Questo è il mio brainstorming sulla nascita del nostro nuovo disco, lo accumulavo da mesi e mesi, prima o poi doveva uscire!

Zaimon

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BeUrself intervistata dalla Tadca : due realtà sotto lo stesso campanile

Vegetariani,Vegani, Macrobiotici, Onnivori, BuoneForchette, Cannibali…questa intervista che vi sto per servire su di un piatto d’argento è dedicata a tutti voi bulimici della Musica. Quando si parla di questa astrazione uditiva che è la Musica, l’inappetenza è bandita. Chiunque sia un briciolo fanatico di un qualsiasi genere musicale come noi altri TantoDiCappelliani sa che cibarsi di Musica quotidianamente, sempre e per sempre, porta inesorabilmente ad una Grande Abbuffata. Il Menu è ricco. Noi siamo quelli che ritengono gli ultimi bocconi Indigesti, ma è solo perchè mangiamo ininterrottamente dal ’77, e sto parlando ovviamente della scena punk hardcore. Ma ora ampliamo le nostre vedute, scopriamo le scene di zona, le altre…
In questi giorni della merla , tra nebbia e galaverna , mi sono interessato alla realtà cuneese che fa di nome “Be Urself”, dato che chi gestisce questa piattaforma di promozione di musica locale ha espresso l’intenzione di allargare gli orizzonti e valicare i confini geo-musi-grafici(!), al fine di avere un più ampio raggio di azione.
Insomma, da sito web che riceve e comunica valanghe di  info sulla scena musicale locale (parliamo di Cuneo e della provincia granda ), www.be-urself.com vorrebbe indirizzare le proprie energie verso tutta la scena dello stivale italico, isole comprese. E’ un sito che io ho scoperto da poco, sinceramente, e l’ho subito apprezzato, per il semplice fatto che dà spazio e voce a queste bellissime situazioni: etichette discografiche, associazioni culturali, circoli, festival, concerti, dischi, sale prove, studios, eventi….che manca? Manca il nocciolo di questo frutto così succoso:
i Gruppi musicali, senza discriminazioni di sorta. Parliamone subito con Lorena, che ci spiegherà tutto riguardo il loro smisurato entusiasmo.
Avanti, allora, con le domandine… Read More

TADCA intervista T.MAN.FAYA!

Vi presento la svolta. Finalmente a cuneo la melodia punk e la testardaggine di chi non soccombe al qualunquismo si sposano in questo stupendo trio quasi stoner, che mi ricorda tanto i Kina e i Frontiera valdostani.
Sto parlando dei T.man.faya, cioè di Alberto (voce/basso), Fabio (voce/chitarra) e Marco (batteria). Il loro demo-cd “con la foglia” è semplicemente un ottimo punto di partenza, ascoltatelo.
Sono profondi e taglienti, la loro alchimia musicale è azzeccatissima.
Parliamo subito con loro di cosa vogliono fare in futuro, come e perchè.
Non nascondo che la nostra etichetta se li sta tenendo stretti, per una eventuale prossima produzione full-length. Quando un gruppo vale veramente… Read More